Luce che ha mille forme, che si fa colore, che non è mai buio, che sta dentro negli occhi e nei sorrisi. Calda, ti tiene per mano e fa strada e sai, lo sai così , che è quella giusta.
Ricordiamola così
Oggi che è malaticciamoribbbbonda lamentosa noiosa mocciolosa, con la febbre, gli occhi rossi, i capelli pazzi, il naso rossorudolf, senza voce e pressochè insopportabbbbile ricordiamola così.
Sotto il cielo grigio di Milano, sul Duomo, a tormentare la reflex e pure lui , che scattava la foto.
Cioccolatini
Questi cioccolatini non si dividono! Ho sentenziato. E infatti così sarà.
Ma li guardo, li conto, ed è dopo aver mangiato il secondo che ho capito. Che invece avrei voluto qualcuno con cui dividerli, qualcuno con cui essere felice perchè mangiare cioccolatini e sorridere al niente serve solo per un attimo. Già. Se non c’è un bel ricordo da metterci intorno è solo cioccolato. E fa ingrassare. E piangere.
Ancora un po’
Raccontare di certi giorni è come voler raccontare del profumo di una scatola di cioccolatini. Di una così bella che non si può mangiarla senza prima averla fotografata. Non se ne può dire molto ( o forse non si vuole, perchè è come i cioccolatini, si fa fatica a dover dividere ), ci si può, al più, crogiolare ripercorrendo il ricordo di ore, chilometri ( tanti! ), semafori gialli ( tutti! ), parole, pensieri, lucine accese e lucine spente , arrivare di nuovo in fondo a quell’eternità, lunga dal qui al la di un sorriso, e tornare desiderarne ancora un attimo, a volerne ancora solo un po’.
Far Natale
Come piccoli mostri del paese di alloùin qui si passa il tempo a chiedersi cosa sia, per davvero, questo Natale di cui tutti blaterano, a cercare la porta nell’albero che ne sveli i segreti. Ma nessuno sa dirlo o forse nessuno lo sa . E non c’è religione che tenga, non per una schifosa atea consumista (e forse pure un po’ comunista) come me. La ricetta non ce l’ha nessuno, perciò tocca andare a braccio e fare un po’ come viene.
Con l’aiuto di Matteo che assiste via tuitter alla preparazione della sua ricetta del pescespada alla mediterranea e dell’ormai impazzitoperlafama Chef Rabbid,
con Giorgio , che offre conforto e buone parole, e regala coraggio e chissà se lo sa quanto conta. Con una telefonata chilometrica a cianciare di qualunque cosa con lei , che fa male lasciarla andare perchè quando la senti ti rendi conto che è veramente vera e chissà quando sarà la prossima e quando la abbraccerai (e ti giuro che lo faccio il ciatnidilici , teloggiuro, anche se è un’idea nippotorinese, ecco), con confortanti chiacchierate fuschia , con una manciata di regali e con in mano un biglietto per Torino (perchè quando io dico presto è presto). Tutto rimestato per bene in una ciotola ventiquattrore perchè è tanto che dura tutto questo trambusto.
Poi se ne va via, per fortuna o purtroppo, e non resta che augurarsi almeno che ci sia sempre un coniglio a farci sorridere, anche quando non sarà più Natale, per tutto il resto dell’anno che verrà
.
Di biscotti, con il cuore
Ora non è che qui si parli spesso di cucina e poi finisce che qualcuno pensa che quando scrivi un post devi pefforza scrivere un post trisse. E invecennò. Perchè ci sono giorni che cominciano con il vicino che martella e troppi pensieri e invece poi finiscono così, a fare biscotti insieme a un coniglio.
Per prima cosa si prende un coniglio, si gugla la ricetta , si prepara la reflex eppoi prontivvia.
Si pesano 260gr di farina 00 ( e facciamo finta che siano duecentosessanta e non duecentosessantuno, si? )
mezzo cucchiaino di lievito in polvere ( ma quanto sarà realmente mezzocucchiaino poi? )
centogrammi ( eddicocento ) di burro
che va ridotto in minuscoli pezzetti con l’usilio di strumenti appositi
centogrammi di zucchero, sotto stretta sorveglianza
con il cacao, ehm…, abbiamo avuto qualche problemino, ma bastano 50gr, il resto è per i conigli golosi
numerodue uova
e si impasta tutto ( si, guardate la ricetta per i dettagli, tanto io faccio ammodomio ) fino ad ottenere una pallocchina ( termine assolutamente tennico da fudbloggher ) sufficientemente solida e uniforme )
che infine va avvolta nella pellicola per alimenti
e infilata a forza nel frigo, con tanto di guardia conigliesca reale allo scopo di evitare furti e mangicchiamenti di qualchettipo.
Si legge la ricetta, si inventa un po’, si pasticcia con la nutella, con la marmella, con il forno, si annusa odore di biscotti in giro per tutta casa e si perde il lume della ragione, si chiacchiera con qualcuno , si spera che a qualcun altro piacciano e infine TUPPETE ! Ne vengono fuori biscotti, rotondi, panciuti e morbidi. Con un sacco di cuore.
Ci avreste mai creduto?
Torino
Che è così bella e con un cielo bluissimo che accarezza i tetti. Che non ti ci puoi perdere e che se pure ti ci perdessi così male non sarebbe affatto. Torino sotto ai portici. Torino, via Garibaldi, via Roma, piazza Castello, piazza Statuto. Torino, la Mole.
Torino è Francesco , la sua bella compagnia, un sacco di blablà (poverolui :whistle: ), sole, voglia di sorridere, il battello che non c’è, l’ascensore panoramico che non va, gli introvabili biglietti per l’autobus, l’attraversamento selvaggio, biscotti con troppa cannella e troppo poco zucchero, il bicerin, il Po, il gelato di GROM e il cioccolato comprato da Venchi.
È una domenica mattina con la febbre, gli occhi rossi, e tutto sulle spalle, i bagagli e la vita. È il museo del cinema e la bocca spalancata e i diversamente vivi, e volerci essere a tutti i costi.
E infine Torino è la stazione di Porta Nuova, le mani sul vetro del frecciarossa per salutarla o forse per tenerla ancora solo per un attimo e un tornerò. E sarà presto.
What I was
Ricordare il passato serve per il futuro, così non ripeterai gli stessi errori: ne inventerai di nuovi. (Groucho Marx)
E io, che sono stata una figlia, la prima figlia, e una sorella, quella maggiore
e una con i denti larghi e il pannolone, con i pantaloni troppo corti, una suorina, cappuccetto rosso
una miss, una secchiona, Giulietta, una treenne imbronciata, il capo di una banda di monelle
una con l’ombrello di Snoopy, il sorriso a novantasettedenti e il trucco da pagliaccio, una con la bicicletta con le rotelle di Barbie, una seienne vestita di giallo e coi capelli pazzi
una con troppa panza e troppo poco costume, per non parlare del pudore, una vestita sempre malissimo (si potrebbe anche dare la colpa agli anni ottanta, però, eh?)
una che il mare lo ha sempre amato, una con pochi denti e troppa ciccia, dalla risata facile, una ballerina, una che invece le chiese non le ha mai amate troppo
e una fidanzata, una moglie, un’amante, una che ha provato a diventare madre, un’operaia, una cassiera, un’impiegata, una piena di dubbi, una che parla troppo, una che si arrabbia, una che piange, una che grida, una che scatta fotografie, che twitta, che scrive su questo blog, domani, cosa sarò? Quali saranno i miei prossimi errori?
Via del campo
Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
Ci sono andata, questo venerdì appena andato. Ma non c’era la magia di certe parole, ed è mancata la poesia e di quella Genova che è rimasta solo nelle canzoni di De Andrè, nelle foto pessime e troppo rumorose dell’acquario e nelle istantanee mai scattate di una città slavata che sarà solo ricordo di un viaggio dentro me.
Loading…
Per esserci ci sono visto che poi, volenti o nolenti la vita passa lo stesso. Cheppoi non che vi freghi, ma pure a me non è che mi freghi molto del fatto che a voi freghi oppure no, cielocosastodicendofermatemi.
Nel mentre sono invecchiata un po’, senza che fosse nemmeno passato il mio compleanno, ho pianto un sacco fino a che la faccia mi faceva così male che dal male mi veniva da piangere, sono rientra al lavoro, sono sopravvissuta alla venuta dei miei, ho fatto il primo mercatino invernale con tanta acqua, tanto freddo e poca luce, mi sono ammalata (quest’anno non c’è pace), sono finita in ospedale attaccata a un paio di flebo, ho cominciato il corso * nonèobbligatoriomalodevifarepefforza * per fare la domanda di adozione, ho comprato trucchi nuovi (e state pronte perchè arrriva un nuovo videopost), ho dormito pochissimo, ho prenotato un uichend cheppoinonèunuichend a Roma per i prossimi treqquattrodicembre, ho parlato poco, tuittato troppo, vaneggiato un sacco, ho tentato di salvare le due micine di Margherita, che lei ha abbandonato, ma sono morte, gli altri micini invece stanno diventando grandi e io li amo amissimo tantissimo, ho dato ancora una volta a qualcuno l’opportunità di deludermi e sono pure stata a Milano, sotto un cielo grigio, sopra strade affolate e dentro la macchina fotografica. Che menomale che c’è, o la vita se ne andrebbe e potrei anche dimenticarla.
























