Questi cioccolatini non si dividono! Ho sentenziato. E infatti così sarà.
Ma li guardo, li conto, ed è dopo aver mangiato il secondo che ho capito. Che invece avrei voluto qualcuno con cui dividerli, qualcuno con cui essere felice perchè mangiare cioccolatini e sorridere al niente serve solo per un attimo. Già. Se non c’è un bel ricordo da metterci intorno è solo cioccolato. E fa ingrassare. E piangere.
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Cioccolatini
Far Natale
Come piccoli mostri del paese di alloùin qui si passa il tempo a chiedersi cosa sia, per davvero, questo Natale di cui tutti blaterano, a cercare la porta nell’albero che ne sveli i segreti. Ma nessuno sa dirlo o forse nessuno lo sa . E non c’è religione che tenga, non per una schifosa atea consumista (e forse pure un po’ comunista) come me. La ricetta non ce l’ha nessuno, perciò tocca andare a braccio e fare un po’ come viene.
Con l’aiuto di Matteo che assiste via tuitter alla preparazione della sua ricetta del pescespada alla mediterranea e dell’ormai impazzitoperlafama Chef Rabbid,
con Giorgio , che offre conforto e buone parole, e regala coraggio e chissà se lo sa quanto conta. Con una telefonata chilometrica a cianciare di qualunque cosa con lei , che fa male lasciarla andare perchè quando la senti ti rendi conto che è veramente vera e chissà quando sarà la prossima e quando la abbraccerai (e ti giuro che lo faccio il ciatnidilici , teloggiuro, anche se è un’idea nippotorinese, ecco), con confortanti chiacchierate fuschia , con una manciata di regali e con in mano un biglietto per Torino (perchè quando io dico presto è presto). Tutto rimestato per bene in una ciotola ventiquattrore perchè è tanto che dura tutto questo trambusto.
Poi se ne va via, per fortuna o purtroppo, e non resta che augurarsi almeno che ci sia sempre un coniglio a farci sorridere, anche quando non sarà più Natale, per tutto il resto dell’anno che verrà
.
ottodicembre
La vera storia di come andò quella volta che i rabbid decisero di fare Natale
What I was
Ricordare il passato serve per il futuro, così non ripeterai gli stessi errori: ne inventerai di nuovi. (Groucho Marx)
E io, che sono stata una figlia, la prima figlia, e una sorella, quella maggiore
e una con i denti larghi e il pannolone, con i pantaloni troppo corti, una suorina, cappuccetto rosso
una miss, una secchiona, Giulietta, una treenne imbronciata, il capo di una banda di monelle
una con l’ombrello di Snoopy, il sorriso a novantasettedenti e il trucco da pagliaccio, una con la bicicletta con le rotelle di Barbie, una seienne vestita di giallo e coi capelli pazzi
una con troppa panza e troppo poco costume, per non parlare del pudore, una vestita sempre malissimo (si potrebbe anche dare la colpa agli anni ottanta, però, eh?)
una che il mare lo ha sempre amato, una con pochi denti e troppa ciccia, dalla risata facile, una ballerina, una che invece le chiese non le ha mai amate troppo
e una fidanzata, una moglie, un’amante, una che ha provato a diventare madre, un’operaia, una cassiera, un’impiegata, una piena di dubbi, una che parla troppo, una che si arrabbia, una che piange, una che grida, una che scatta fotografie, che twitta, che scrive su questo blog, domani, cosa sarò? Quali saranno i miei prossimi errori?
Vorrei essere un gigante
Perchè
L’umanità è la peggiore razza di piccoli odiosi vermi che la natura abbia creato.
Jonathan Swift
Dopo Topo un’altra gattina della piccola colonia felina di cui sono tutrice sta tuttora rischiando la vita perchè qualcuno, con lucida premeditazione, ha preparato loro bocconi avvelenati al topicida.
Non credo in nessun dio, e so che nel cosmo non esiste giustizia ma se c’è una prossima vita, un’occasione successiva, io vorrei solo non rinascere umana.
Via, via…
È quando il lunedì smette di essere lunedì e diventa vieni via con me che vale la pena di restare
Ciao, Topo
Poi il resto è tutto uguale ma senza un pezzo di cuore ci si sente tanto più soli. Ciao Topolotto mio, mi mancherai infinitamente e per sempre. Ti amo.
Loading…
Per esserci ci sono visto che poi, volenti o nolenti la vita passa lo stesso. Cheppoi non che vi freghi, ma pure a me non è che mi freghi molto del fatto che a voi freghi oppure no, cielocosastodicendofermatemi.
Nel mentre sono invecchiata un po’, senza che fosse nemmeno passato il mio compleanno, ho pianto un sacco fino a che la faccia mi faceva così male che dal male mi veniva da piangere, sono rientra al lavoro, sono sopravvissuta alla venuta dei miei, ho fatto il primo mercatino invernale con tanta acqua, tanto freddo e poca luce, mi sono ammalata (quest’anno non c’è pace), sono finita in ospedale attaccata a un paio di flebo, ho cominciato il corso * nonèobbligatoriomalodevifarepefforza * per fare la domanda di adozione, ho comprato trucchi nuovi (e state pronte perchè arrriva un nuovo videopost), ho dormito pochissimo, ho prenotato un uichend cheppoinonèunuichend a Roma per i prossimi treqquattrodicembre, ho parlato poco, tuittato troppo, vaneggiato un sacco, ho tentato di salvare le due micine di Margherita, che lei ha abbandonato, ma sono morte, gli altri micini invece stanno diventando grandi e io li amo amissimo tantissimo, ho dato ancora una volta a qualcuno l’opportunità di deludermi e sono pure stata a Milano, sotto un cielo grigio, sopra strade affolate e dentro la macchina fotografica. Che menomale che c’è, o la vita se ne andrebbe e potrei anche dimenticarla.
Parola d’ordine: piedi per terra
Perchè l’ottimismo è solo fingere felicità. E fingere mi ha fottutamente stancata.
Settembre
Il fatto che io sia sparita non è diventata una faccenda di pubblico interesse, me ne rendo conto, ad ogni modo non sarà la delusione per questa mancata attenzione a togliermi il dono della parola. Soprattutto di quella scritta. Nessuno di voi trellettori si è appena salvato, sia chiaro.
Mi sono rimessa in piedi, anche se ho faticato a credere di poterlo fare. Ma ci sono.
Volevo raccontarvi del uichend a Sirmione, del mercatino fatto a Lecco, della passeggiata al parco Le Cornelle, volevo farvi vedere le foto e metterci dentro un sacco di blablà, ma agosto non mi piace, agosto è un mese vuoto che mi lascia vuota, quest’anno più che mai.
E’ settembre che da sempre ha fatto la differenza nella mia vita. A settembre ho cominciato le cose più importanti, quelli che la mia vita l’hanno cambiata e così spero che sia per questo nuovo transfer per cui mi sto preparando. Settembre. Spero che faccia la differenza.
Vacillo
Cammino su un solo pezzo di cuore, instabile, oscillando tra umore ed emozioni.
Fingo la vita, pulisco ogni macchia, copro le finestre con le tende e faccio muri sempre più spessi.
Mi trovo assente, piango spesso, sempre da sola e finisco per diventare così invisibile da sentirmi niente.
Il Nobel per la sfiga
A volte si può dare la colpa alle scelte fatte, altre alle decisioni prese, altre ancora si può scaricarle sugli altri. In questo caso però si tratta d’altro. Insomma se una giornata in montagna, dopo mesi di reclusione, e dopo che per mesi è andato *tutto* male, viene sabotata prima da una caduta rovinosa tra i sassi del fiume con tanto di piede livido e gonfio e poi dall’arrivo di un ciclo (per di più violento e dolorosissimo) allora questa è sfiga ed è pure tanta. Perciò se esiste un Nobel avanzo ufficialmente la mia candidatura e poi mi aspetto di vincere.
Stelle ostinate
La sensazione ricorda molto quella che provavo quando, con i miei diciotto anni, finivo le mie notti seduta sul molo, con i piedi ciondoloni sul mare e il naso in su a guardare quel cielo nero e pieno di misteri e ad aspettare che il destino si facesse.
Ora come allora punto alle stelle, quelle sulle quali viaggiano i miei desideri, non le perdo di vista e quando sono abbastanza vicine apro le mani perchè cadendo non vadano in frantumi.
La sostanziale differenza che ha fatto di me un’altra me in questi dieci anni è che ho trovato stelle ostinate, che si portano in giro sogni enormi, che sfuggono e non vogliono cascare e che, sia chiaro, tirerò giù anche a calcioni se necessario.
Ascoltare e sentire (reprise)
Ascolto musica per non sentire la paura, il silenzio, e il vuoto e il niente che mi danzano intorno.
L’amicizia è come Dio, non esiste. O se esiste non ne vale la pena. Ma mi sento sola.
Ascoltare e sentire
Non so ancora dire se è stato meglio Cristicchi dal vivo o ritrovarmi con la reflex tra le mani e scattare, scattare, scattare.

























