Archivio per: maggio, 2011

Cin cin!

mag 25 2011 Pubblicato da in Blablà

Al mio passato, a questa città, a quello che ha fatto di me ciò che adesso sono. Alla gente che mi ha additata terrona, a quella che mi ha abbracciata e mi ha fatta sentire a casa anche quando casa mia era a novecentichilometri da qua. A quella che è stata casa, piccola, rumorosa, dove s’è dormito sul divano letto fino a spaccarsi la schiena, a quella grande, immensa, vuota e bellissima, con il letto di ferro battuto bianco, finalmente, e le tende ancora tutte da fare, a questa che sarà casa ancora per poco, con la cucina arancione e il divano blu e il bagno orialserio e la lavatrice cheipcanaveral e la cappa malpensa e ottominutiappiedi dal lavoro. Al lavoro. A quelli saltuari, a quelli mai avuti, a quello che sto lasciando, statale e precario, ai miei colleghi, a quelli che ho conosciuto e odiato, a quelli che mi hanno odiata, a quelli che ho dovuto sopportare e a quelli che hanno dovuto sopportare me, a quelli a cui ho già dovuto rinunciare, a quelli a cui mai vorrei rinunciare, nonostante tutto. Alla polenta, ai casoncelli, ai pranzi con il gelato di Gemma, alle brioche di Tresoldi, quello davanti all’ospedale che è quasi stato la mia seconda casa per quasi un anno. A chi mi dimenticherà, a chi dimenticherò, a chi invece sarà sempre nel mio cuore, a chi ogni tanto penserà a me come a un bel pensiero. Agli acquazzoni improvvisi, alle grandinate, alla prima neve, che l’ho vista proprio qui, con il naso incollato ai vetri. Alla Val di Scalve, al Vò, a Città Alta coperta di neve e rossa al tramonto. Al poco che ho visto e a troppo che avrei voluto vedere e che mi mancherà per sempre. A me che ero bambina e ora sono donna, alle esperienze fatte, alle botte nei denti e alle soddisfazioni, ai progetti fatti e a quelli che propriononsipuò. A quel ventottosettembre, a questo venticinquemaggio.

Ai ricordi. A questo capitolo della mia vita che si sta chudendo.
Ciao, Bergamo.

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Desiderandotanto (reprise)

mag 12 2011 Pubblicato da in Blablà

Vorrei una sorpresa, una di quelle che ti cambiano la giornata (ma anche la settimana e il mese)
Vorrei essere a Torino
Vorrei non sentirmi sempre così inadeguata
Vorrei non aver paura
Vorrei poter essere quel che sono
Vorrei qualche consiglio
Vorrei un gelato enorme in riva al mare
Vorrei il diritto di piangere
Vorrei consolazione sincera
Vorrei un bambino
Vorrei tuffarmi all’indietro e finire a ics su un prato verdissimo con il sole in faccia
Vorrei essere capita
Vorrei risposte
Vorrei domande
Vorrei un po’ di affetto gratis
Vorrei un abbraccio
Vorrei sentirmi di nuovo a casa
Vorrei attenzione
Vorrei smettere di aspettare
Vorrei non dover sempre chiedere
Vorrei che stivgiobs mi regalasse un aipad ( perchè scrivere questa roba dall’aifon è veramente difficile )
Vorrei che il cioccolato non facesse ingrassare
Vorrei non dover ascoltare piú parole senza valore
Vorrei un micino
Vorrei protezione, sicurezza
Vorrei che qualche volta la vita mi fosse un tantino meno difficile
Vorrei che desiderare non fosse sempre così frustrante
Vorrei non fosse così terribile il dover smettere di farlo

Molti giorni dopo questo , come se non fosse cambiato niente e invece è cambiato tutto quanto.

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Solitudine

mag 04 2011 Pubblicato da in Blablà

Ci sono sere che sembra arrivino apposta per lasciare insoddisfatti sogni, bisogni e desideri. Sono sere che pesano sul cuore come sassi. E un po’ è mancanza, un po’ solitudine, un po’ rabbia che sia così. E così non sai nemmeno cosa.

Sono quelle in cui vorresti che l’insignificante brusìo quotidiano diventasse parole vere, e che fossero proprio quelle che avevi voglia di ascoltare, che avessero valore e corpo, che ti avvolgessero come un abbraccio.

E non esprimi desideri ma li vorresti realizzati, sai che stai chiedendo molto ma non c’è niente di meno che potresti volere e ascolti ma nessuno ascolta il tuo silenzio e quello che sei davvero urla disperato tra le parole non dette e i singhiozzi di cui nessuno saprà mai.

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Incompleta

mag 02 2011 Pubblicato da in Voglia di maternità

Di quanto passino in fretta i giorni te ne accorgi solo quando sono tutti passati. Ed è una cosa così scontata da dire, un pensiero così banale, un’ovvietà di cui non sono riuscita a fare a meno. Quei centosettantacinque giorni sono passati, tutti, anche se ho smesso di contarli. Aggrappata all’idea di te , che è pure tutto quello che di te ho, nonostante tutto .

Questo è il nostro appuntamento mancato, l’occasione, lasciata andare, di tornare a sfiorarti le manine con il pensiero, di provare ad immaginare di nuovo quel colore sulle pareti e quel profumo di borotalco e di ciccia. E ho paura a chiedermi se avremo un’altra opportunità, e paura a sapere già la risposta, e paura, più di ogni cosa, di non riuscire a trovarmi attenuanti.

Ti ho lasciato andare, bambinochenonho . Riesci a crederci, dopo tutto quello che è stato? Ti avrei inseguito oltre ogni confine e adesso sono sola, senza te. Nel letto mezzo vuoto che non cercherai mai di dividere con me, nei cassetti pieni di riempitivi , perchè quest’anno il vuoto da riempire è persino di più, nei profumi che continuerò solo ad immaginare, nei vestiti minuscoli di cui non smetterò di innamorarmi ad ogni vetrina in cui li vedrò, in tutta questa solitudine che è tutto quello che mi è dato di percepire di te. Come se ci fossi ancora, fingendo un futuro che non c’è, solo per cullarti ancora un po’. Oggi. E ancora.

E in quel cullare vuoto tu sarai il niente che c’è dentro al tuo profilo, che continuerò a disegnare. Per sempre. Ed io per sempre incompleta senza te.

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