Quello che viene dopo è vuoto. È una normalità che non potrò mai considerare normale, è silenzio immobile, è incolmabile assenza. È una realtà priva di significato, una vita mediocre.
Quello che viene dopo sono pensieri come ombre, che se ne stanno giù, molto oltre la gola, che non hanno forma e per quello fanno paura, e ne fanno tanta.
Quello che viene dopo è la sensazione di essere persino più sola di prima.
Quello che viene dopo è, talvolta, frustrazione e senso di impotenza.
Quello che viene dopo è, molto spesso, lacrime. Soprattutto quando capita di pensare a te come un tu , come una possibilità reale.
Quello che viene dopo è necessità di un costante contatto fisico a cui abbandonarsi completamente. È voglia di mollare la presa, almeno per un attimo, senza che nulla vada comunque perduto.
Quello che viene dopo è voglia di un intervallo, tra il primo e il secondo tempo. Di un intervallo in cui magari ci sia il mare.
Quello che viene dopo è voglia di ricominciare e tempo che passerà inevitabilmente andando sprecato per sempre.
Quello che viene dopo è una familiare impossibilità di sentire le emozioni, come se nelle crepe che mi si sono aperte nel cuore qualcuno avesse messo dell’ovatta.
Quello che viene dopo non è disperazione, non è delusione, forse nemmeno dolore è piuttosto un velo impalpabile e slavato che ha ricoperto ogni cosa. Finissima polvere grigia sotto la quale mi sento seppellita.