Archive for agosto, 2010

agosto 9th, 2010

Vacillo

Cammino su un solo pezzo di cuore, instabile, oscillando tra umore ed emozioni.

Fingo la vita, pulisco ogni macchia, copro le finestre con le tende e faccio muri sempre più spessi.

Mi trovo assente, piango spesso, sempre da sola e finisco per diventare così invisibile da sentirmi niente.

agosto 8th, 2010

Il Nobel per la sfiga

A volte si può dare la colpa alle scelte fatte, altre alle decisioni prese, altre ancora si può scaricarle sugli altri. In questo caso però si tratta d’altro. Insomma se una giornata in montagna, dopo mesi di reclusione, e dopo che per mesi è andato *tutto* male, viene sabotata prima da una caduta rovinosa tra i sassi del fiume con tanto di piede livido e gonfio e poi dall’arrivo di un ciclo (per di più violento e dolorosissimo) allora questa è sfiga ed è pure tanta. Perciò se esiste un Nobel avanzo ufficialmente la mia candidatura e poi mi aspetto di vincere.

agosto 5th, 2010

Quello che viene dopo

Quello che viene dopo è vuoto. È una normalità che non potrò mai considerare normale, è silenzio immobile, è incolmabile assenza. È una realtà priva di significato, una vita mediocre.

Quello che viene dopo sono pensieri come ombre, che se ne stanno giù, molto oltre la gola, che non hanno forma e per quello fanno paura, e ne fanno tanta.

Quello che viene dopo è la sensazione di essere persino più sola di prima.

Quello che viene dopo è, talvolta, frustrazione e senso di impotenza.

Quello che viene dopo è, molto spesso, lacrime. Soprattutto quando capita di pensare a te come un tu , come una possibilità reale.

Quello che viene dopo è necessità di un costante contatto fisico a cui abbandonarsi completamente. È voglia di mollare la presa, almeno per un attimo, senza che nulla vada comunque perduto.

Quello che viene dopo è voglia di un intervallo, tra il primo e il secondo tempo. Di un intervallo in cui magari ci sia il mare.

Quello che viene dopo è voglia di ricominciare e tempo che passerà inevitabilmente andando sprecato per sempre.

Quello che viene dopo è una familiare impossibilità di sentire le emozioni, come se nelle crepe che mi si sono aperte nel cuore qualcuno avesse messo dell’ovatta.

Quello che viene dopo non è disperazione, non è delusione, forse nemmeno dolore è piuttosto un velo impalpabile e slavato che ha ricoperto ogni cosa. Finissima polvere grigia sotto la quale mi sento seppellita.

agosto 2nd, 2010

In fondo, sul fondo

Vorrei smettere di piangere e sapere cosa dire, vorrei le parole per tirarla fuori questa cosa, ma dentro ho solo silenzio. Il silenzio dalla musica che ho smesso di ascoltare e di cantarmi e il vuoto di tutte le cose che sono rimaste in sospeso, di quella terza linea che sul test non si è colorata e di una pancia in cui non è rimasto niente.