La sensazione ricorda molto quella che provavo quando, con i miei diciotto anni, finivo le mie notti seduta sul molo, con i piedi ciondoloni sul mare e il naso in su a guardare quel cielo nero e pieno di misteri e ad aspettare che il destino si facesse.
Ora come allora punto alle stelle, quelle sulle quali viaggiano i miei desideri, non le perdo di vista e quando sono abbastanza vicine apro le mani perchè cadendo non vadano in frantumi.
La sostanziale differenza che ha fatto di me un’altra me in questi dieci anni è che ho trovato stelle ostinate, che si portano in giro sogni enormi, che sfuggono e non vogliono cascare e che, sia chiaro, tirerò giù anche a calcioni se necessario.
