Archive for maggio, 2010

maggio 31st, 2010

Neanche un terzo

Non fai in tempo a cucirtelo sulla faccia quel sorriso, a dare punti per tenerlo fermo. Nonostante il male ovunque, le pillole che ti fanno cascare dal sonno, la pressione che la senti scricchiolare sotto le ciabatte e le bolle qua e la. Non fai in tempo a fissarlo al suo posto che arriva una telefonata e una voce sconosciuta ti comunica che di quei quindici di cui gioivi solo quattro sono in freezer. Quattro. Neanche un terzo. Neanche un terzo.

Tutti questi mesi, tutte la fatica, tutto il dolore, tutte le energie profuse. Neanche un terzo. Come si fa a non piangere? :°(

maggio 28th, 2010

Pick

Lo chiamano pick , banalmente, tutte le donne che si sono ritrovate sedute nella sala d’aspetto del PMA, ne abbreviano il nome come per farselo amico, per esorcizzarne la paura. Perchè non c’è niente da fare, che sia la prima volta o la decima ne hai paura.

E la paura l’ho sentita forte. L’ho sentita il giorno in cui hanno detto occheisifà che a parlare con il dottorsupplì mi tremava la voce, e quello dopo ancora, che ho messo tutte le ics di questolhofatto sul foglio dove c’è scritto quello che devi fare per prepararti, e l’ho sentita la notte prima, tutta piena di dolori che non potevo dormire, e di ansia e cuore impazzito a centrotrentabattitialminuto.

Poi è suonata la sveglia, mi sono lavata, preparata, ho raccolto tutte le mie cose, in cima ci ho messo tutto il coraggio e sono andata. E quasi la paura non la sentivo più.

Mi hanno messo un braccialetto che ho pensato “dopo con questo ci vado al bar come nei migliori villaggi vacanze all inclusive :Þ “, mi sono infilata il camice, e le calze elastiche che dentro mi ci sentivo un salame e ho infilato tutti i capelli profumati di ciliegia in una cuffietta verde che puzzava di plastica e ospedale. Ho atteso il mio turno, sono salita, quasi scapicollandomi, su una barellaultimagenerazionecentoannifà e mi sono lasciata scarrozzare per i corridoi, fino dentro alla sala operatoria. Da stesa, da quella prospettiva, gli stessi corridoi di sempre sembravano lunghissimi.

Nell’anticamera della sala operatoria donne che dormivano, alcune quasi sveglie e farfuglianti, una a cui praticavano l’epidurale e aveva un rivolo rosso che le scendeva lungo la schiena e mi sono chiesta se fosse sangue, ma non l’ho mai saputo e due donne, con il camice verde che mi armeggiavano intorno. Non si trovano le vene, non si trovano le vene. E’ sempre la stessa storia -__- . Hanno stretto quel laccio blu intorno alle braccia fino a farmi venire i lividi e poi finalmente una delle due è riuscita a cacciarmi in un polso quello che doveva. Un po’ doloroso ma almeno era di colore rosa, evidentemente deve aver intuito quanto ci tengo ad essere fescion :grin: . Mi han fatto un questionario che neanche gerriscotti (e ho pure risposto bene a tutto, ma niente milione per me :^) ) e poi mi hanno portata in sala operatoria, mi hanno fatta spostare su questo lettino a cui poi mi hanno legata. Per un momento sono riuscita a pensare distintamente devono aver capito che sono pazza :whistle: . Intorno al dito un affare che sparava su un monitor il mio cuore impazzito, la donna in verde ha cercato di calmarlo accarezzandomi i capelli, o meglio, la cuffia, e poi mi hanno cacciato giù per l’affare rosa qualcosa che mi ha fatto girare tutto il mondo intorno, infine mi han messo una mascherina e chi s’è visto s’è visto.

Quando mi sono svegliata ero di nuovo in barella (non oso immaginare il poverino che mi ci ha dovuta spostare come un sacco di patate :shock: ), ancora in sala operatoria e in tre cercavano di darmi una scrollata o_o . Ho blaterato qualcosa, ho avuto la coscienza di chiedere al dottorsupplì qualche notizia, mi ha fatto una carezza (lo amo, l’ho già detto che lo amo, vero?) e poi l’infermiera mi ha riportata in camera di nuovo per i corridoi lunghissimi. Deve avermi trattata malissimo, perchè mio marito mi ha riferito che sono giunta in camera in lacrime lamentandomi del fatto che la stronza mi aveva invitata a mettermi a dieta. Soprassediamo O_O . Buon per lei che io non me lo ricordi. PUTTANA.

Il risveglio è stato lento, con molta fatica a stare con gli occhi aperti non ho resistito alla tentazione di tuittare, che io i miei tuitti li amo (l’ho già detto anche questo, vero?), ho tentato di dormicchiare e ho fatto i conti con i dolori alla pancia e la nausea, con le calze elastiche che stringevano, con la voglia di alzarmi e l’impossibilità di stare in piedi e con tutte certe strane sensazioni che doveva essere tutta colpa dell’anestesia, perchè poi sono andate scomparendo durante la giornata.

Sono rimasta a letto fino quasi alle due di pomeriggio, poi finalmente ho potuto rivestirmi e ho visto il mio amato dottorsupplì . Quindici . Mi hanno prelevato quindici ovuli, che per una che non ne ha mai fatto uno in vita sua è un successone. Non hanno potuto fecondarli tutti, perchè non tutti erano idonei, ma comunque una buona parte si. Fiù.

Mi sono presa il pomeriggio per dormire, la serata per pappa e divano, che i dolori fan fatica ad andare via e poi sono ripartita con slancio, tra una puntura di progesterone, pasticche e bustine varie perchè da oggi, in un qualche freezer dei Riuniti di Bergamo, tra un gelato e un caffè freddo, ci sono i miei embrioni e io farò pure i salti mortali perchè possano cacciarmeli dentro nella pancia prima possibile :heh: .

maggio 27th, 2010

La svolta

La svolta è quando dietro l’angolo c’è un meraviglioso e sorridente dottorsupplì che ti dice che si, domani si fa questo primo passo che a noi ci sembra già un traguardo. Allora sopporti il dolore, ti viene un pochino di ansia e ti inebetisci in un sorriso che avevi scordato di avere. E infatti :) .

E al dopo ci voglio pensare solo dopo.

Domani si farà il tanto insperato e improbabile pick-up ovocitario. In pratica è un inizio, ma per me, che per arrivarci ci ho messo tre mesi (e ho rischiato comunque di non farcela), è come se fosse un arrivo così cerco di godermi il momento e di rilassarmi un po’, che subito dopo si ricomincia.

maggio 25th, 2010

Maldivita

Dovrei piantarla di lamentarmi, proprio ora che inseguo briciole di speranza non dovrei brontolare, dovrei trovare il tempo per sorridere e dovrei rimanere concentrata su tutta questa faccenda. E invece è tutto troppo lungo, sono stanca, ho mal di testa, mal di schiena, mal di pancia, mal di gambe tremendo e sono talmente gonfia che la pelle mi sta stretta e forse sono solo stupide lacrime, devo averne in abbondanza, perchè non riesco a fare altro che piangere.

maggio 23rd, 2010

Giocattoli

Mi sono regalata un gingillo di speranza. Un gioco con gli angoli smussati dall’illusione. Mi ci sono baloccata per due giorni facendo finta di non sapere che avrei dovuto farci i conti. Che domattina sarebbe arrivata prima poi e che tutto potrebbe essere cambiato. Mi sono concessa il lusso di un sollievo che non c’era e ora pago il conto al terrore piangendo da sola, lacrime che non hanno valore, solo sale. E bruciano.

maggio 20th, 2010

To be continued

E’ tutto in divenire. Questo blog da sistemare, tutti i nuovi progetti, le nuove idee che arrivano e partono in continuazione, la mia vita.

Ci ha pensato il mio amato dottorsupplì a ricordarmelo.

maggio 12th, 2010

E adesso?

E quando anche la speranza ha smesso di sperare che si fa? Che succede? Come ci si comporta? Come si fa a pensare di arrivare in fondo in mezzo a tutta questa solitudine? E come si fa a non pensare di non volerci arrivare per niente in fondo, quando è così? E a chi si fanno le domande? E chi mi darà le risposte?

maggio 9th, 2010

Riempitivi

Riempirsi la testa di idee, le mani di argilla puzzolente e colorata, il forno di perline da cuocere, il tavolo della cucina di ognicosapossibile e infine gli occhi e il cuore di lacrimoni grossi così, solo per non pensare che anche quest’anno c’è stata la festa della mamma e che io sono ancora solo una figlia.

maggio 4th, 2010

Io non voglio andare senza te

Io non so come dirtelo bambino , ma dovresti darti una mossa. Perchè piangere così mi fa stare male, e non dormire mi fa stare anche peggio e sono così vuota che dentro non vuole entrarci neanche l’aria e sono terribilmente stanca e non voglio andare senza te.

maggio 4th, 2010

Non pensarci non aiuta

Non me ne voglia chi mi ha lasciato questo commento a questo post . So che le intenzioni erano quelle buone, quelle giuste, ma le parole, quelle che ho sentito tante volte, talmente tante da aver cominciato a perdere significato, a vederle scritte sembra quasi che facciano più male. Allora, come tutte le cose che mi fanno male, io anche questa cosa la voglio mettere qui, per farci i conti, una volta per tutte.

La sterilità è una malattia. E’ una diagnosi. Te la scrivono su una cartella clinica gialla, in bella calligrafia. Sui certificati, sulle ricette, sui documenti medici e sui risultati degli esami, e sai che da quel momento in poi è un problema vero. Essere sterili non vuol dire non riuscire ad avere figli, essere sterili vuol dire non potere avere figli. Per innumerevoli motivi, per innumerevoli cause, talune anche impossibili da aggirare.

Io mi porto in tasca la mia diagnosi di sterilità da quasi cinque anni. La sento tintinnare, come una monetina, ad ogni passo, perchè non si fa dimenticare. Io non posso avere bambini. Non posso perchè ci sono cose in me che non funzionano, e non c’è modo di farle funzionare. E non potevo nemmeno quando, ancora prima di questi cinque anni con il tintinnìo, ci provavo ad avere bambini, come fa ogni donna, come fa ogni coppia. Quando lo facevo senza pensarci. Quando poteva accadere oppure no, senza alcuna rilevante differenza, quando il tempo era dalla mia parte. Non funzionavo anche quando non ci pensavo. Non funzionavo anche quando non sapevo.

Ora so. Ora ci penso. Ci penso perchè è fondamentale, in questo momento, restare concentrata su quello che sto facendo. Ci penso perchè è maledettamente dura, perchè non ho solo i lividi sulle braccia, sui polsi, sulle mani, sulla pancia, ma ce li ho anche dentro e sono quelli più difficili da guarire. Ci penso perchè ogni volta che ci penso so qual’è il motivo che mi spinge a fare tutto questo. Ci penso perchè alla mia vita ci posso pensare solo io e nella mia vita io voglio un bambino.

Pensarci per me vuol dire vivere questa esperienza in maniera concreta, viverla pienamente, viverla senza che nulla sia andato perduto. Io non credo in Dio, non credo alla magia, alla fatalità, alla fortuna. Credo nella scienza e alla scienza mi affido. E credo in me. Questa è una cosa a cui ho infintamente bisogno di pensare.

Quello che ho imparato in questi quasi cinque anni è che, come l’esperienza della maternità, anche quella della non-maternità ognuna la vive a modo suo. Ogni donna che non può avere bambini , se ne va con la sua monetina in tasca. C’è chi la lascia suonare e la ascolta, chi per non sentirla si canta canzoni e inventa le parole, chi in quella tasca ci infila la mano e se la passa tra le dita, e accarezzandola accarezza idee e sogni, chi la prende e la tira al cielo, e gioca a testa o croce con una vita che non le ha dato la possibilità di dare la vita.

Il mio modo di giocare con la mia monetina è questo. Quello di pensarci, di saperla li, di non dimenticarla mai.

L’invito a non pensarci è irrispettoso, ogni volta, mi fa sentire vìolata, è una pietra con su scritto “colpa” che mi vedo lanciare contro con estrema leggerezza. Una colpa che io non ho. Perchè, che possa piacere o no, smettere di pensare non mi farà cominciare a funzionare.

(E così pure il raccontare che ha un amica/sorella/cugina/conoscente/lontanaparente che ce l’ha fatta alla fine, proprio quando non se l’aspettava. E’ una palla di cannone nello stomaco. Perchè ogni volta io mi ritrovo a riflettere sul fatto che ce la fanno tutte, e io dopo cinque anni sono ancora qua. Con le mie possibilità che ogni giorno diventano sempre di meno. Ma questo è un inciso, una parentesi.)

Non c’è pensiero che possa cambiare ciò che mi accade. Espresso o inespresso che sia. E neanche la sua assenza può farlo. Evitare questo pensiero, per me, sarebbe solo un modo per rimandarlo e io non ho nulla da rimandare, ci sono già dentro, fino al collo.

E a un passo dall’affogare, non pensarci non aiuta. Non mi farà stare meglio, non mi darà il mio bambinochenonho , e mi toglierà anche il sorriso che il pensiero di lui mi da. Perciò scusatemi, se vi può sembrare sciocco ma io continuerò a pensarci. Fino a che non lo avrò stretto a me. ( Ed è pensando a come fare affinchè accada che succederà.)