E’ stato tutto un punzecchiare, cincischiare, domandare, rispondere e aspettare. L’infermiere, il santopaziente , ha perso due secoli a cercare una vena sulle mie braccia, l’ ostetricacarina si è fatta fare un sacco di domande e si è preoccupata per me che così neanche mia madre e il dottorenorme , bontà sua – sembra un supplì formato maxi con la faccia simpatica – dice che stiamo procedendo bene, di andare avanti così, di proseguire. E io non sono riuscità a non dirlo. Fiù! Ha sorriso, e anche io
.
Fiù
Paura
Si stringe intorno allo stomaco e va giù, molto in fondo, dove è più buio. Si annoda ai pensieri, ai capelli, resta appiccicata tra le mani inquiete, si infila tra un sussulto del cuore e l’altro, cammina sulla mia ombra, fa rumore dentro nella testa, risale dalla gola, dagli occhi.
E piango . Come se non potessi fare niente altro che questo.
Domani è quel trentunomarzo che me lo sono segnato in rosso sull’agendina Moleskine dei mesi fa ormai. Quel giorno che pensavi non arrivava mai e invece poi arriva. Ingresso cinqueA. Ho scritto. Secondo piano per prelievo. Day Hospital. Grandina forte. E io non sono pronta. In questa maledetta faccenda io non sono mai pronta. SGRUNT :^)
Crash! Boom! Bang!
Non riesco a concentrarmi. E oggi lo sporco non c’è. Ho ridato l’aspirapolvere, ho fatto andare già tre lavatrici, ho tolto il bucato di ieri, ho cucinato una bella torta salata. Non riesco a fermarmi. E’ che se mi fermo penso. E non riesco a concentrarmi sui pensieri che vorrei. Perchè ci ho una paura fottuta. Ecco. L’ho detto. Oggi mi viene da piangere. Da che ho aperto gli occhi.
Piccole (?) manie
Qui si stanno toccando vette altissime di pazzia. Cielo, ma sul serio. Ho passato un intero giorno di undici ore, non prima di aver compiuto il mio dovere civico e aver fatto colazione al bardipaese più carino e nonnoso del mondo in compagnia del consortechehoavutoinsorte (si, questa è l’incidentale più lunga del mondo O_O ), a pulire casa. Che poi casa non è che fosse sporca, insomma, si, una ricicciatina ci andava ma a me continuava a sembrare lurida. Lurida al punto che negli ultimi giorni non potevo concentrarmi che su quello, ho passato un intero venerdì improduttivo, non potevo fare nulla perchè pensavo allo sporco, e sabato eravamo in giro ma ci pensavo lo stesso. Abbiamo salvato un cane abbandonato e io intanto pensavo allo sporco. Abbiamo comprato piante e fiori e io ero felice ma pensavo allo sporco. Abbiamo comprato molte uovedipaqqua, e – indovinate? – si, io pensavo allo sporco. Ho smesso di pensarci solo dopo aver pulito e ripassato ogni cosa. Dentro, sopra, sotto, di lato. Una fatica immane. Quattro stanze, due bagni, due piani, tre terrazzi, due finestre. Tutto.
Qualcosa deve fare falso contatto nel mio cervello. Non si spiega.
E comunque quando mi scopro così maniaca mi faccio un po’ paura.
Salvatemi. Da me.
Vivere social
In un duemilaeddieci così uebbduepuntozero, così social, dove Facebook è per le folle e Twitter per chi si sente un gradino più su, dove si condividono opinioni, idee e fiumi di parole io vorrei essere unopuntozero ancora un po’ e rispettare di più le mie emozioni.
Perchè se questo immenso flusso comunicativo è solo un gioco a chi ne dice di più o a chi la dice più grossa, un enorme palcoscenico su cui salire e recitarsi allora non ha niente da offrirmi. Del resto avevo già chiarito quel che penso della gente . Ne posso fare a meno.
La casalinga forzata
Mi piace poter spegnere la sveglia e ripuntarla dritta dritta un’ora dopo.
Mi piace il silenzio delle otto di mattina e quello delle tre di pomeriggio.
Mi piace il colore del cielo, oltre la finestra.
Mi piace la luce che non è quella di lampade artificiali.
Mi piace il pensiero di poter pianificare e organizzare.
Mi piace l’idea di poter decidere di regalarmi tempo.
Mi piace non dover avere nessuno intorno.
Mi piace la mia casa, persino incompleta.
Mi piace alzarmi con calma e coccolarmi con latte e biscotti.
Mi piace indugiare in pigiama.
Mi piace non dover necessariamente sembrare.
Mi piace cucinare. Di nuovo.
Mi piace scoprire quante cose mi piacciono.
E poi ci sono un sacco di altre cose che non mi piacciono affatto, ma sto provando a lasciarle sotto lo zerbino.
Attraverso lo specchio
Fotografie
Voglio tornare a fotografare. Perchè infilare il mondo nella macchina fotografica non è solo un click. E’ mettere li un momento e poterlo rivivere mille volte. E certi momenti valgono la pena di essere rivissuti.
Voglio tornare a passeggiare e fotografare. E a sorridere, insieme.
(Si, questo è solo un post nostalgic-fotografico, e che nessuno ne abbia a dire, occhei? :whistle: )
Le parole che vorrei dirti (se avessi il tempo di ascoltarmi)
Ci fermiamo sempre davanti alle parole. Perchè parlare è stato sempre così difficile per noi. Noi che c’è sempre dell’altro da fare, noi che la quotidianità ci culla e ci tiene al riparo anche dai pensieri.
Ho bisogno di parlarti, te l’ho urlato singhiozzando.
Ho bisogno che mi ascolti come io t’ascolto, anche quando respiri mentre dormi.
Vorrei che tu sapessi che mi sento sola.
Che stare a casa dal lavoro per me è difficile.
Che stare ad aspettarti fino a sera mi rende infelice, che mi sembra che tu stia via solo per non stare con me.
Ho bisogno che mi abbracci. Non te lo voglio più chiedere.
Ho bisogno che mi dica che mi vuoi bene.
Ho bisogno che tu sia presente.
Ho bisogno che tu sottraga un po’ di tempo a tutte le tue altre attività solo per stare con me. Questo mi farebbe sentire importante. Ho bisogno di sentirmi importante.
Vivi un po’ con me. Perchè ho bisogno di sapere che questa cosa la stiamo facendo insieme.
Dimmi che andrà bene anche se dovesse andare male.
Dimmi che posso piangere, che non è sbagliato.
Dimmi che a me ci pensi tu.
Dimmi che mi posso lasciare andare solo un po’.
Rassicurami, stringimi.
E’ così difficile senza te.
NB: Questo è un post cui non possono essere fatti commenti semplicemente perchè credo non ce ne sia la necessità. Questo è il mio spazio e qui ho voluto metterci me e la mia vita. Non credo vada aggiunto altro.
Ciò che restava da fare
Era piangere fino a dimenticare chi fossi. Ora che l’ho fatto posso ripartire. Forse.
A mezza strada
Ho abitudini che non avevo, orari, promemoria scritti sull’aifon per non scordarmi questoqquello, tette di dimensioni epiche, due chili in più, l’umore a banderuola, dolori inaspettati e violenti e speranze inesistenti.
Penso continuamente a quello che è, che sarà, che potrebbe essere, alle eventualità, alla fortuna e alla realtà. La realtà. Mi terrorizza.
L’ansia è diventata routine. Il vago senso di tristezza che sta dietro a tutti i sorrisi, pure. L’insonnia mi attende all’angolo di ogni notte, il frullare di paure è un rumore incessante.
Mi sento terribilmente sola e del tutto incompresa e faccio a botte, tutto il giorno con la stupida voglia di dividere per un po’ questo peso a metà perchè vorrei tirare il fiato e poi ricominciare.
























