Tu che sei finito qui, per caso o per una opinabile volontà prima di leggere tutto quanto il resto per favore leggi qui. Lascia che io ti spieghi giusto due cosine.
La decisione di aprire questo blog è nata da un sopravvenuto bisogno di avere posto e tempo cui regalare impressioni e sensazioni, per poterle rileggere poi e, intanto, prendermi il tempo per metabolizzarle.
Questo blog è il mio posto, il mio tempo. Io vengo qui a piedi nudi, in pigiama o indossando le calzine coi diti, con i capelli legati o rivoluzionari, senza un filo di trucco o avvolta nel plaid fucsia con la rana. Ci vengo mangiucchiando, a volte, quasi sempre ascoltando musica e quello che faccio qui è lasciarmi andare.
Qui mi raccolgo e mi racconto, per come sono, per come vivo la mia vita, e la mia vita ora è l’impossibilità di realizzare il mio più grande desiderio, che è quello di avere un figlio.
La mia vita è una diagnosi di infertilità, una IUI (inseminazione intra uterina) fallita, quasi cinque anni di medici, ormoni, pianti e speranze disilluse. La mia vita è il centro PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) e la nuova strada che sto percorrendo verso la ICSI, la tecnica di fecondazione assistita più avanzata attualmente consentita in Italia.
Il percorso è lento, impegnativo e doloroso tanto fisicamente quanto psicologicamente per questo motivo io ho bisogno di venire qui e di archiviare tutto, di accantonare le verità, le ansie, le preoccupazioni, che fuori da questo luogo e da questo tempo non sa nessuno. Non le voglio perdere e non voglio perdere me.
Così io qui, in questo spazio e questo tempo non fingo mai, non mi dipingo la faccia con il rossetto e se sono triste non è pessimismo, è tristezza. Tristezza che fa piangere un po’ e poi tornare a sorridere. Perchè io sorrido. Quasi sempre