Di come, ballando, siamo inciampati

Premessa
Il racconto della mia esperienza non vuole essere solo uno sfogo, ma un monito. Un invito, a quelle coppie che sono nella nostra stessa condizione, a prestare attenzione a tutti i particolari e a non lasciarsi travolgere dagli eventi. Non fidatevi di imprenditori che si spacciano per medici, e non credete, mai, che pagando otterrete un trattamento migliore o maggiori speranze. La professionalità e la competenza di un medico non sono direttamente proporzionali alla sua parcella.

Abbiamo ballato. Anzi, abbia creduto di farlo. E infine abbiamo fatto un bel tonfo.

Il medico dei miracoli (così ce lo hanno dipinto in tanti) ad oggi è riuscito a farne solo uno: moltiplicare il numero dei SUOI soldi (riducendo drasticamente il numero  di quelli miei :eek: ) .

Quando, un anno fa, ci siamo affidati a lui, venivamo da due anni alla ricerca di un medico che ascoltasse le domande che avevamo da fare. Un VERO periodaccio ._. .

Non mi è sembrato che lui ascoltasse ma almeno ci ha dato una risposta: IUI. Magari non era la risposta definitiva – ci siamo detti – ma almeno si trattava di qualcosa di diverso e valeva la pena di essere provato.

Mi ha fatto una prima stimolazione fallita a causa di una scarsa risposta al farmaco (e ovviamente non ha potuto esigere il pagamento dell’intera somma), poi c’è stata la pausa estiva, e quindi una seconda stimolazione con lo stesso farmaco (Gonal-F), identico protocollo e, ovviamente, con una uguale risposta. Piuttosto che interromperla, però, ha fatto (finalmente :^) ) una modifica al protocollo, e l’ha trascinata per 22 giorni (imbottendomi ad oltranza di ormoni). Nel mentre io mi sono chiesta per quale motivo lui non si stesse facendo quella stessa domanda che avevo nella testa, ma ho deciso di convenire con me stessa che, in fondo, avesse poca importanza il motivo che impediva al farmaco di funzionare a dovere.

Io sono un tipo pratico, che principalmente bada al risultato. Per questo stesso motivo ho accettato persino che, solo a causa della sua fretta, non abbia consentito a mio marito di accompagnarmi facendolo attendere in sala d’aspetto, ho sorvolato sul male che mi ha fatto perchè io ero tesa e lui non aveva certo tempo e parole per tranquillizzarmi, ho fatto anche finta di non vedere l’espressione di noia sul suo viso quando gli ho chiesto “e dopo questa cosa io che faccio?”. Ho dovuto ignorare la sua maleducazione, la sua spocchia, la mancanza totale di un qualunque tipo di rapporto medico-paziente. L’unica conquista con lui è stata quella di riuscire a farmi dire che avrei dovuto attendere due settimane circa e, se non fosse comparso il ciclo, avrei dovuto fare un test di gravidanza. Se il ciclo fosse arrivato mi ha invitata invece a chiamarlo subito per fissare un nuovo appuntamento e ricominciare immediatamente.

Dopo 48 ore dalla inseminazione vera e proprio (che si è svolta in due tempi) mi sono ritrovata letteralmente in un mare di sangue. Non sto a dirvi lo spavento, ero a casa da sola e mio marito era irrintracciabile. In piena crisi di panico chiamo la segretaria dello studio la quale, piuttosto infastidita, mi dice che il medico non parla al telefono e che anche se non è una cosa normale (per sua stessa ammissione) loro non ci possono fare nulla. “Sarà ciclo” – mi dice – “mi chiami domani che le fisso un appuntamento per il terzo giorno così può ricominciare”, segue una risatina, perchè sono troppo apprensiva e chiude la conversazione.

Per un attimo si ferma il mondo. Mi fermo e faccio quello che avrei dovuto fare già da un po’: rifletto. Giusto il tempo di tirare le somme per accorgermi che ero stata truffata, derubata e maltrattata da un verme schifoso al quale auguro di spendere tutti i soldi che guadagna in questo modo per curarsi dai mali peggiori.

Non possiamo provarlo (perchè non ci è stata data ne’ fattura, ne’ una cartella clinica completa) ma, dopo aver sentito anche un altro parere medico del tutto disinteressato, resta il ragionevole dubbio che qualcosa (se non tutto) non sia stato fatto a dovere. Potrebbe non essersi accorto di una ovulazione già avvenuta (o peggio potrebbe aver fatto finta di non vedere, onde non dover interrompere ancora tutto senza poter riscuotere) o potrebbe avere, volontariamente, omesso di prescrivermi una terapia di supporto a base di progesterone causando così un, prevedibile, esito negativo al fine di poter effettuare almeno una (o chissà O_O ) delle sue, già preventivate, quattro IUI  (il che spiegherebbe la sua fretta nel ricominciare). Ciò che è certo, senza alcun dubbio, è che, per opportunità o solo per incompetenza, mi ha sottoposto ad un trattamento medico basandosi su analisi del sangue vecchie già di un anno e senza voler fare indagini più approfondite (che sono invece generalmente richieste, nei centri pubblici, prima di iniziare ogni qualsivoglia cura per la procreazione assistita) e che, intascato il denaro, si è completamente disinteressato di ciò che poteva accadermi.

Ovviamente, non vedrà mai più la mia brutta faccia e io avrò piacere di non vedere mai più la sua.

La rabbia è passata, non resta che il ricordo dello squallore e la delusione per essersi fatti gabbare. Ricominceremo, in un centro pubblico (perchè tra noi e il medico che ci cura non ci sia mai più il denaro), portandoci dietro questa esperienza dalla quale cercheremo di trarre il meglio degli insegnamenti ed io lo farò con ancora meno aspettative, perchè non mi aspettavo di riuscire, ma mi sarebbe piaciuto almeno sperare per un po’ e lui non è riuscito a darmi questo nemmeno pagando con tre zeri.

2 Responses to “Di come, ballando, siamo inciampati”

  1. Vale, ho letto tutto d’un fiato e sono senza parole… ma possibile che certi ciarlatani possano andare avanti, sulle spalle di persone che si affidano a loro con una speranza vivissima come la vostra… davvero, che schifo! vi auguro di cuore a questo punto che possiate riuscire a realizzare il vostro sogno, credo che ve lo meritiate davvero, nel modo più sereno possibile! un abbraccio
    Silvia

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