settembre 29th, 2011

Centoventisettezzerozzerouno

Casa mia profuma di cose buone. Anche se non ha le tende, e non ha i lampadari, perchè casa mia è un po’ come me, non si sente completa. E sta al quinto piano, che per una che teme le altezze è ridicolo, ma di scendere non ne vuol sapere. Guarda la città dall’alto perchè lei lo sa, era qui anche prima e lo sa, che il cielo di Torino è bellissimo e dal quinto piano si vede meglio.

Il cielo su Torino

Casa mia era vuota e adesso e piena. Ci siamo riempite insieme. Di mobili nuovi e bianchi, di vita, di respiri, di musica, di rumori, di idee, di pensieri. Casa mia è la mia cucina, è quando metto in tavola.

Polpette sesamine Polpette di melanzane

È quando canto a squarciagola, ballo con lo spazzolone, quando cammino scalza e quando inforno muffin.

Muffin Disastro muffinoso

E faccio un disastro e rido. Casa mia è qui, dove mi sento a casa e vivo in pigiama ed è dove vi vorrei sempre, si proprio voi, tutti quelli che amo ♥.


E adesso veniamo al breve e incidentale angolo ricette.

Polpette sesamine
Banale impasto di polpette (pane secco ammorbidito nel latte, carne trita, uova, noce moscata, formaggio grattuggiato e aglio e prezzemolo se vi piacciono) panato coi semi di sesamo e cotto in forno a 250 finchè non vi sembrano bellissime.

Polpette di melanzane
Melanzane tagliate a tocchetti e sbollentate appena in acqua salata. Scolate e frullate. Aggiunte di ricotta, uova, noce moscata e, meravigliadellemeraviglie, di arachidi ridotte in granella. Messe in forno au nature, sempre a 250. Indecentemente buone (e pure vegetariane).

Muffin gianduia e caffè

L’impasto è il solito . Semplicemente ho aggiunto un dito di caffè in cui ho sciolto, quando era bollente, quattro gianduiotti, facendone quindi una cremina dal profumo da svenimento.

settembre 21st, 2011

In rinascita

(Gran) Paradiso

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

(Diego Cugia, alias Jack Folla)

agosto 9th, 2011

E niente

Preparo post chilometrici che forse non pubblicherò mai, mangio gelatine al lampone come se non ci fosse bisogno di un domani, sono senza cucina da tre mesi, perdo fiducia in me stessa (nel caso in cui ne avessi mai avuta), vado al lavoro, lavostirostendopulisco, preparo insalata di pollo e ananas con la maionese e le mandorle, piango, cerco risposte per le quali non ho domande, faccio briciole di progetti e le vedo disperdersi, aggiorno il mecbùc, boccheggio mentre il Pò ribolle, mi faccio di ventolin e nutella e aspetto settembre. Tutto qua.

luglio 8th, 2011

Profondamente blu, oppure giallo.

Stamattina in autobus ( si, perchè a Torino a lavoro ci vado in autobus ) ho finito Profondo Blu (The Blue Nowhere, 2001) di Jeffery Deaver. E tipo era meglio se lasciavo li quelle ultime pagine digitali ( si, perchè senza il mio kindel con la copertina fuschia non si va da nessuna parte ormai ). Già, perchè fino a quel momento il libro, mi aveva proprio acchiappata per bene. Parole, capitoli, numeri binari e un blablà molto geek, nerd al punto giusto mi hanno avvolta e a tratti trascinata in quello stato di hottropposonnomadevosaperecomevaffinire . Un colpo di scena dietro l’altro, Deaver ti lascia credere d’aver capito e invece poi ti ritrovi di nuovo con la mascellacadente e il dito puntato su quella parolallì, quella che sta in mezzo alla frase che cambia tutte le cose, e sembra quasi che faccia ricominciare tutto quanto dal principio e tu hai giusto il tempo di dire emmò e ci ricaschi dentro come una peracotta. Spluff! Fai un tuffo nel profondo blu e ciao, chittiripigliappiù. Poi restano quelle poche pagine e tu pensi che a salvarti dal profondobblù ci sia una nave da crociera e invece boh, alla fine è una ciambella gonfiabile a papera gialla un po’ sgonfia.
Cheddelusione insomma, sto finale. E’ un finale da paperaggialla, non c’è niente da fare. Abbozzato, arronzato – direi io – rende assai meglio l’idea, come quando nel tema delle vacanze di Natale, non sai più cosa dire e in fretta in fretta, che si vede anche dalla calligrafia, ci scrivi e mi sono divertito molto . Ecco. Forse anche Deaver si è divertito molto. Forse con la paperella gialla.
Insomma io direi che tutti i geek e i nerd del mondo dovrebbero leggerlo e magari tutti insieme (e siamo tanti!) dovremmo chiedere al caro Jeffery di regalarci un finale da nave da crociera, mh?

Ora, se avessi implementato un sistema serio di valutazione dei libri a questo libro avrei assegnato, chessò, quattrostellinesuccinque ma siccome qui si fa tutto un po’ come viene a questo libro assegno quattro stelline e una papera gialla.

Si sappia infine che nessuna papera gialla è stata maltrattata per la scrittura di questo post.

E ora si proceda al prossimo libro. Consigli ?

maggio 25th, 2011

Cin cin!

Al mio passato, a questa città, a quello che ha fatto di me ciò che adesso sono. Alla gente che mi ha additata terrona, a quella che mi ha abbracciata e mi ha fatta sentire a casa anche quando casa mia era a novecentichilometri da qua. A quella che è stata casa, piccola, rumorosa, dove s’è dormito sul divano letto fino a spaccarsi la schiena, a quella grande, immensa, vuota e bellissima, con il letto di ferro battuto bianco, finalmente, e le tende ancora tutte da fare, a questa che sarà casa ancora per poco, con la cucina arancione e il divano blu e il bagno orialserio e la lavatrice cheipcanaveral e la cappa malpensa e ottominutiappiedi dal lavoro. Al lavoro. A quelli saltuari, a quelli mai avuti, a quello che sto lasciando, statale e precario, ai miei colleghi, a quelli che ho conosciuto e odiato, a quelli che mi hanno odiata, a quelli che ho dovuto sopportare e a quelli che hanno dovuto sopportare me, a quelli a cui ho già dovuto rinunciare, a quelli a cui mai vorrei rinunciare, nonostante tutto. Alla polenta, ai casoncelli, ai pranzi con il gelato di Gemma, alle brioche di Tresoldi, quello davanti all’ospedale che è quasi stato la mia seconda casa per quasi un anno. A chi mi dimenticherà, a chi dimenticherò, a chi invece sarà sempre nel mio cuore, a chi ogni tanto penserà a me come a un bel pensiero. Agli acquazzoni improvvisi, alle grandinate, alla prima neve, che l’ho vista proprio qui, con il naso incollato ai vetri. Alla Val di Scalve, al Vò, a Città Alta coperta di neve e rossa al tramonto. Al poco che ho visto e a troppo che avrei voluto vedere e che mi mancherà per sempre. A me che ero bambina e ora sono donna, alle esperienze fatte, alle botte nei denti e alle soddisfazioni, ai progetti fatti e a quelli che propriononsipuò. A quel ventottosettembre, a questo venticinquemaggio.

Ai ricordi. A questo capitolo della mia vita che si sta chudendo.
Ciao, Bergamo.

maggio 12th, 2011

Desiderandotanto (reprise)

Vorrei una sorpresa, una di quelle che ti cambiano la giornata (ma anche la settimana e il mese)
Vorrei essere a Torino
Vorrei non sentirmi sempre così inadeguata
Vorrei non aver paura
Vorrei poter essere quel che sono
Vorrei qualche consiglio
Vorrei un gelato enorme in riva al mare
Vorrei il diritto di piangere
Vorrei consolazione sincera
Vorrei un bambino
Vorrei tuffarmi all’indietro e finire a ics su un prato verdissimo con il sole in faccia
Vorrei essere capita
Vorrei risposte
Vorrei domande
Vorrei un po’ di affetto gratis
Vorrei un abbraccio
Vorrei sentirmi di nuovo a casa
Vorrei attenzione
Vorrei smettere di aspettare
Vorrei non dover sempre chiedere
Vorrei che stivgiobs mi regalasse un aipad ( perchè scrivere questa roba dall’aifon è veramente difficile )
Vorrei che il cioccolato non facesse ingrassare
Vorrei non dover ascoltare piú parole senza valore
Vorrei un micino
Vorrei protezione, sicurezza
Vorrei che qualche volta la vita mi fosse un tantino meno difficile
Vorrei che desiderare non fosse sempre così frustrante
Vorrei non fosse così terribile il dover smettere di farlo

Molti giorni dopo questo , come se non fosse cambiato niente e invece è cambiato tutto quanto.

maggio 4th, 2011

Solitudine

Noia

Ci sono sere che sembra arrivino apposta per lasciare insoddisfatti sogni, bisogni e desideri. Sono sere che pesano sul cuore come sassi. E un po’ è mancanza, un po’ solitudine, un po’ rabbia che sia così. E così non sai nemmeno cosa.

Sono quelle in cui vorresti che l’insignificante brusìo quotidiano diventasse parole vere, e che fossero proprio quelle che avevi voglia di ascoltare, che avessero valore e corpo, che ti avvolgessero come un abbraccio.

E non esprimi desideri ma li vorresti realizzati, sai che stai chiedendo molto ma non c’è niente di meno che potresti volere e ascolti ma nessuno ascolta il tuo silenzio e quello che sei davvero urla disperato tra le parole non dette e i singhiozzi di cui nessuno saprà mai.

maggio 2nd, 2011

Incompleta

Di quanto passino in fretta i giorni te ne accorgi solo quando sono tutti passati. Ed è una cosa così scontata da dire, un pensiero così banale, un’ovvietà di cui non sono riuscita a fare a meno. Quei centosettantacinque giorni sono passati, tutti, anche se ho smesso di contarli. Aggrappata all’idea di te , che è pure tutto quello che di te ho, nonostante tutto .

Questo è il nostro appuntamento mancato, l’occasione, lasciata andare, di tornare a sfiorarti le manine con il pensiero, di provare ad immaginare di nuovo quel colore sulle pareti e quel profumo di borotalco e di ciccia. E ho paura a chiedermi se avremo un’altra opportunità, e paura a sapere già la risposta, e paura, più di ogni cosa, di non riuscire a trovarmi attenuanti.

Ti ho lasciato andare, bambinochenonho . Riesci a crederci, dopo tutto quello che è stato? Ti avrei inseguito oltre ogni confine e adesso sono sola, senza te. Nel letto mezzo vuoto che non cercherai mai di dividere con me, nei cassetti pieni di riempitivi , perchè quest’anno il vuoto da riempire è persino di più, nei profumi che continuerò solo ad immaginare, nei vestiti minuscoli di cui non smetterò di innamorarmi ad ogni vetrina in cui li vedrò, in tutta questa solitudine che è tutto quello che mi è dato di percepire di te. Come se ci fossi ancora, fingendo un futuro che non c’è, solo per cullarti ancora un po’. Oggi. E ancora.

E in quel cullare vuoto tu sarai il niente che c’è dentro al tuo profilo, che continuerò a disegnare. Per sempre. Ed io per sempre incompleta senza te.

aprile 28th, 2011

Crostatine. Ma qui stiamo degenerando.

Crostatine facilissime di ricotta e marmellata

Questo blog sta diventando un fudblog. Lossò. E non ho nemmeno una planetaria, una gelatiera, un bimby, un aiped e un mestolodentato. Però ho fame di cosedolci, ho amichechenonvedodaduesecoli a cena e ho prodotto crostatine. Senza uova e senza burro (e senza nemmeno la planetaria, la gelatiera, il bimby, l’aiped e il mestolodentato. Son cose, eh?) ma provviste di un ottimo profumo e un gusto goduriosissimo. Ecco. L’hoddetto. Roba da fatelamoreconilsapore .

Crostatine facilissime di ricotta e marmellata

Per 8 crostatine circa (8cm di diametro).

Per l’impasto (versione dolcificata e modificata dell’impasto per torte salate del ricettario tapperùer):

  • 250gr di farina
  • 100gr di olio di semi o di riso (o comunque di un olio leggero)
  • 100ml di acqua tiepida
  • 80gr di zucchero semolato
  • 1 cucchiaino di lievito istantaneo per dolci
  • aroma (buccia di arancia o di limone, vaniglia…)

Sbattere molto brutalmente tutti gli ingredienti in un contenitore provvisto di coperchio ermetico avendo cura di sciogliere lo zucchero nell’acqua, prima, quindi agitare energicamente il contenitore fino al formarsi, entro pochi minuti, di una simpatica palletta di pasta che andrà eventualmente asciugata con un pugno di farina prima di essere stesa con il matterello. Se questo vi sembra difficile comprate la pastafrollavallè ma non sapete cosa vi state perdendo. Stendere la sfoglia ad uno spessore di pochi millimetri e foderare gli stampi già oliati e infarinati. Bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta o con uno stuzzicadenti, posarvi sopra dei fagioli secchi (io ci ho messo del riso, che i fagioli secchi non li avevo, ed è stato un dramma poi schiodarlo da lì. Non fatelo! ). Infornare a 180* per 20 minuti circa o comunque fino a leggera doratura. Sfornare e lasciar raffreddare. Intanto preparare la crema.

Per la crema:

  • 200gr di ricotta
  • 8 cucchiai di marmellata di arance
  • una quantità indiscriminata e assassina di gocce di cioccolato fondente

Il procedimento difficilissimo consiste nell’amalgamare il tutto con un bel cucchiaio e spatasciarlo nei gusci freddi e vuoti di crostatine.

Decorare a piacimento. Io ci ho messo al centro una bella mandorla intera pelata. Piazzare in frigo per almeno un’oretta e infine mangiare goduriosamente come se non ci fosse un domani.

Crostatine ricotta e marmellata

Crostatine ricotta e marmellata

aprile 20th, 2011

Pastiera, o forse solo una dichiarazione d’amore

Lei te la immagini così, naturale come il grano che se ne sta li insieme alla più profumata acqua di fiori d’arancio, alla cannella, alla vaniglia, con un profumo tutto suo, dolce e vivace, che sa di lei, di quello che è.

Scene da una pastiera

Lei che ogni volta è unica, ogni volta diversa, come quel profumo che in tutta una vita non lo ripeterai mai uguale due volte. Lei che è un equilibrio di essenze perfetto e incredibilmente delicato. Così fragile che puoi abbracciarla solo con quelle strisce di pasta frolla impalpabile, ma l’abbracci forte con la forza che solo certi abbracci pensati hanno.

Scene da una pastiera

Lei che non puoi che osservarla, e non lo sai dove sta il segreto, e forse non ce l’ha ed è bellissima così. Mentre diventa tutto ciò che vuole, meravigliosa, sempre più e continua a restare .

Scene da una pastiera

A te, mia piccola Gì. Tuppete. Sempre. Occhei? (La ricetta che ti avevo promesso seguirà via mail sperando che non vada smarrita)

aprile 14th, 2011

Croste di formaggio.

Mi chiedevo quanto ci avrei messo a realizzare la mia separazione, la fine del mio matrimonio. Mi chiedevo perchè non avessi ancora sentito il brutto di tutto questo, mi ci sono anche sentita in colpa per non averlo sentito.

Poi ho pensato alle croste abbrustolite sulla fiamma del fornello di quella prima casa che è stata mia e tua, e all’odore forte che la prendeva tutta. E ho pianto. Ho pianto così tanto e con così tanta disperazione che mi fa male ogni angolo del corpo.

Ho pianto e non riesco più a smettere.

marzo 17th, 2011

Ultime dal fronte

Ho una casa da abitare e da fare casa, insieme. Una cucina arancione bellissima e neanche una pentola, mobili puliti e una vita di cose dentro scatole e valige. Ho voglia di scrivere molte più cose, ho voglia di finire e voglia di ricominciare, ho sempre fame, come se la vita non mi bastasse mai e sempre sonno perchè il tempo non è mai abbastanza. Ma che nessuno esulti perchè malgrado la pessima connessione a internet torno, sia chiaro. Prendetevi tutto il tempo per imparare a fingere in maniera credibile che vi sono mancata, occhei?

marzo 4th, 2011

mmmmMMMMUFFIN!

Si prendono gli ingredienti:

Chef Rabbid makes muffins

  • 2 uova
  • farina 00
  • zucchero
  • latte
  • olio di semi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • aromi (limone, vaniglia, cannella…)

un bicchiere (di carta, dice la ricetta, ma il mio è di vetro e funziona bene lo stesso), una scodella e uno sbattitore elettrico.
Poi ci si dota di un conigliochefrabbid e solo allora si può veramente cominciare.

Chef Rabbid makes muffins

Si sbattono le due uova (private del guscio, of course, ma è meglio ribadirlo) nella scodella, insieme a un bicchiere di zucchero e si agita follemente il tutto per un numero imprecisato di minuti – comunque molti – fino ad ottenere una cremina piena di bolle e un tantino palliduccia. Che immagine poco poetica, lossò, ma fidatevi, fate come dico, datemi ascolto, santocielo!

Chef Rabbid makes muffins

A questo punto ci si spatascia dentro un bicchiere di latte (al quale siano stati eventualmente aggiunti gli aromi desiderati) e mezzo di olio di semi e gli si da ancora una frullatina, che le bolle non abbiano mai a diminuire! Le bolle sono il segreto!

Chef Rabbid makes muffins

Ora ci si rovescia dentro, in malo modo, tre bicchieri di farina, con la sola attenzione di dare una frullatina al tutto tra un bicchiere e l’altro e quella di infilare nell’ultimo bicchire anche il contenuto della bustina di lievito.

Chef Rabbid makes muffins

L’impasto è pronto da usare, ma volete mettere la goduria di infilarci dentro qualcosa come tre quintali di goccine di cioccolato fondente? (o se invece fossero pezzi di frutta? e se fosse frutta secca? Ah, potete fare un po’ come vi pare, eh?)

Chef Rabbid makes muffins

È la quantità perfetta per riempire lo stampo per dodiciedicododici muffin già imburrato, perfetta, non ne avanza una goccina sola e se avanza potete leccare il fondo della scodella (ma non dite che ve l’ho suggerito io, al più dite che è stato il coniglio).

Chef Rabbid makes muffins

Si infila tutto in forno a 180° (io inforno a 175°, dipende molto anche dal forno), coniglio escluso, e si lascia cuocere per circa 20′.

Chef Rabbid makes muffins

E tadahhh! Muffin! Da coccolare, abbracciare, cincischiare, odorare, e infine, mangicchiare a morsi grandi così :D

Chef Rabbid makes muffins

Chef Rabbid makes muffins

Le varianti sono pressochè infinite. Io li ho fatti con il latte e caffè e le goccine di cioccolato, farciti di albicocche secche e nocciole, di mandorle e ananas, di marmellata di fragole, di nutella, di cacao e noci ma l’unico limite è, per davvero, solo la fantasia. E se avete un coniglio che fa lo chef, è su quella che sapete di poter sempre contare :) .

Il doveroso tributo per questi muffin va a colei che mi spacciò la ricetta (cheppoi le aveva a sua volta spacciato la sua madre a cui chissà chi l’aveva data, prima Oo) in una fredda sera invernale di inutili chiacchiere tuitteresche e mi consentì di riempire la mia vita e quella altrui di morbisissimi paffutissimi adorabilissimi dolcettini :)

marzo 1st, 2011

Macedonia

[P365] 9/2 - Sospesa

Afflitta dalla dermatite, da paralisi notturne, dalla nausea, da dallo stress, dal cibo, dagli attacchi di panico, da probabili e improbabili manifestazioni di ansia. Perduta, in un costante bisogno di qualcosa che non so cos’è, alla ricerca di voglie, di stimoli, di idee perdute, di fotografie che ho smesso di vedere e anche di fare. Sto così, sola con i miei pensieri, con le preoccupazioni, sospesa come un filo sul presente, tesa tra un passato che vorrei smettesse del tutto di essere e un futuro a cui vorrei dare spazio e tempo per divenire. Senza spazio per i desideri, costretta a ritagliarmi angoli di vita. Senza tempo, senza sicurezze. Vago senza meta, pur conoscendo la destinazione. In mille pezzi, come una macedonia di me, nel brodo di quello che accade e in cui una parte di me sta lentamente annegando.

febbraio 8th, 2011

A(mare)

L’amore è come l’acqua. Potente e furioso, abbagliante luccichìo, nero, profondo, spaventoso. Come l’acqua ti annega, ti inonda, ti riempie.

A mollo

L’amore è come la sabbia. Ruvido, ti passa tra le dita, si infila nelle scarpe, sembra scivolare via ma poi invece è rimasto tutto lì.

At the beach

L’amore è come la roccia. Solido, immobile, eppure si lascia scavare, rosicchiare, si lascia fare piccolo, minuscolo, invisibile.

Mare

L’amore è come il sale. Ti lascia i segni sulla pelle.

Primo sole

L’amore è come il sole. Caldo che scotta, accecante, acceso, accende, fa brillare ogni cosa.

Catene

L’amore è come pescare. Non saprai quello che ti capita finchè non ti è capitato.

Pescatori

L’amore è muso da bambina contro il vetro del finestrino, dopo quella curva, quella che poi si vede il mare.

Relax Canoe Discesa Rapallo, Porto Scie

Mare Mare Veduta di Rapallo Veduta di Rapallo Rapallo, Scorcio

Catene Catene Catene Pescatori Pescatori

( In queste foto, Rapallo (GE) )