Parigi è grande, confusa e puzza. Puzza la strada. Di ogni tipo di cibo e di fogna, soprattutto.
Puzza la metropolitana. Di chiuso, di piscio, di sporco.
Puzza la gente. Di aglio e di vino, particolarmente.
A Parigi devono aver organizzato un grande flash mob. E nessuno si può fermare. Bisogna correre, correre, correre. Ci si può sedere solo sui mezzi pubblici, e allora è guerra.
Una buona metà del tempo che avrete per passeggiare a Parigi lo passerete sottoterra, anche di diversi metri. Sotto la città c’è un’altra città fatta di tunnel di ceramica e binari. Praticamente la realtà è che i treni restano fermi e la strada ve la fate a piedi.
Le stazioni che sulla cartina si incrociano nello stesso pallino rosso sono in realtà distanti tra loro almeno cinque chilometri. I pallini e le cartine mentono.
La stazione di Citè è bellissima. Sembra uscita, o forse sprofondata, in un romanzo di Jules Verne.
Parigi è veramente multiculturale (e piena di napoletani).
Parigi è molto meno snob di quello che vi hanno detto.
Lo sfilatino col prosciutto a Parigi si chiama sandwitch, anche se pensavate si chiamasse baguette. Fa molto chic ma è sempre uno sfilatino. Però ve lo fanno pagare sei euro; quattro se vi dice bene. Aziz a Montmartre lo acchiappa a mani nude perciò rinforza pure le difese immunitarie. Signor Actimel, levati proprio.
A Montmartre c’è un attico vista Sacré Coeur che è mio. Giusto il tempo di spaccare il salvadanaio.
Anche se si chiama poulet crudité il pollo è spennato e cotto, potete stare tranquilli.
Se dovete attraversare Place de la Concorde portatevi il pranzo al sacco, possono volerci dei secoli.
L’acqua in bottiglia parigina è limacciosa e costa come l’oro. Conviene bere quella di Bertrand.
Il Louvre è la Little Italy di Parigi, anche se Tiziano lo chiamano Titien, che è un francesismo, in ogni senso possibile.
L’usciere del Louvre non fa nient’altro che stare lì, neanche guarda o timbra i biglietti, ed è il sosia di Humpty Dumpty.
La Monna Lisa è più piccola di quel che vi abbiano lasciato intuire, e anche più disinvoltamente simpatica.
“Occhio per occhio” scritto in babilonese viene *veramente* lungo.
Nel Louvre ci sono un sacco di scalini, se vi pesa il culo è un dramma.
Nella chiesa del Sacré Coeur non si possono fare le foto. Se invece lasciate dei soldi va bene anche se fanno rumore.
Al mercatino degli artisti di Montmartre dovete comprare un quadretto o finirete per mangiarvi le mani per non averlo fatto.
Belleville esiste.
A Notre Dame Cocciante sará sembrato certamente più piccolo.
A Notre Dame ci sono più scalini che al Louvre.
Sulla Tour Eiffel ci sono più scalini che a Notre Dame, ma per fortuna c’è anche l’ascensore.
Alla Tour Eiffel la coda è ordinata e fa angoli perfetti di 90º.
L’Avenue des Champs-Élisées è un centro commerciale distribuito sulla lunghezza.
A un certo punto dell’Avenue des Champs-Élisées c’è Laduree. Fermatevi e chiedete di farvi adottare.
In fondo all’Avenue des Champs-Élisées, di rimpetto all’Arc de Triomphe de la Place Charles De Gaulle, dopo i giardini della Tuilerie c’è una ruota panoramica. Non è il London Eye, anche se vi sarà sembrato di aver percorso la Manica a piedi dopo tutti quei chilometri.
Quando pensi che non possa esistere un posto più bello di Montmatre vedi Montmarte sotto la neve a fiocchi grossi e cambi idea.
Dal secondo piano della Tour Eiffel si vede il mondo in tilt shift.
Il compleanno in tiltshift sembra tutta un’altra cosa.
La Tour Eiffel è il posto più bello per compiere 31 anni. ( Ma la cocacola portatevela da casa, perchè fa cinque euro per mezzo litro. )
Qui tutti gli scatti